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IL CUORE GRANDE DELL’APPENNINO TOSCO ROMAGNOLO

IL CUORE GRANDE DELL’APPENNINO TOSCO ROMAGNOLO

minivan T2 countryside

CI SONO MOMENTI NELLA VITA IN CUI IL GIOCO SI FA DURO E BISOGNA COMINCIARE A GIOCARE

Ed è esattamente quello che ci siamo detti quando la colonnina di mercurio in casa ha cominciato a superare i 30°: ci siamo guardati e abbiamo pensato che una fuga dalla bollente Bologna era obbligatoria! 😅
E così, senza prenotare assolutamente niente ma forniti solo di tenda e sacco a pelo abbiamo deciso di andare a cercare il fresco “sul valico” tra Toscana e Emilia Romagna.
Che poi, quale zona migliore per unire il cuore di una donna toscana adottata bolognese e di un romagnolo?

E così oggi ti portiamo in quello che orami è non solo un ricordo di un weekend meraviglioso a tu per tu con la natura, ma anche un punto in più sulla cartina dei posti “da non perdere” nella nostra splendida Italia.
L’itinerario che ti propongo oggi tocca diverse località all’interno di quello che è il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, territorio ricco di alternative per passare un weekend o una vacanza più lunga di rigenerazione totale.
Fiumi e pozze dai colori smeraldo, passeggiate e trekking più impegnativi all’interno di faggete, osservazione di avifauna e percorsi in bicicletta e a cavallo sono ottime attività per calarsi nell’anima del luogo.

TENDA IN SPALLA E PARTIAMO ALLA VOLTA DI QUESTI APPENNINI CITATI ANCHE DAL SOMMO POETA

Un desiderio che avevo per questa estate era quello di passare una notte circondata dalle lucciole: così piccole e affascinanti, per me sono sempre state sinonimo di estate, di aria pulita e ambiente sano, di un’atmosfera surreale del quale purtroppo l’inquinamento delle nostre città ha cancellato le tracce.
La pandemia in questo però ha portato fortuna, è riuscita a far tornare qualche lucciola in città e ripopolare quelle che abitano in collina o montagna, rendendo possibile la vista di questo spettacolo.
La tappa base per vivere al meglio questa esperienza si trova a Premilcuore, borgo che con un nome così non può deludere nessuna aspettativa.
Nella sua piccolezza Premilcuore si erge dal fiume Rabbi nella Val di Rabbi, vanta una Bandiera Arancione del Touring Club Italiano ed è la porta di accesso al Parco delle Foreste casentinesi, Monte Falterona e Campigna.
Ad oggi il borgo murato, al quale si accedeva solo dalle due porte (Porta di Sotto a Nord, demolita e Porta Fiorentina a Sud, tuttora esistente ma ritoccata), conserva quasi intatto il nucleo medievale, dominato dai resti dell’antica Rocca.

Ci sono due campeggi a Premilcuore, uno attivo nel momento in cui scriviamo questo articolo che è il camping Alto Rabbi – struttura spartana ma con servizi puliti e soprattutto una location sopraelevata rispetto il borgo – ed un’area camper in fase di ristrutturazione che è il camping agriturismo Ridolla.

L’agriturismo è attivo e vi si possono assaggiare i piatti della tradizione (la cucina chiude presto, conviene telefonare), tra cui i tortelli di patate e tartufo nero e gli affettati al forno, pregustando inoltre il rientro in paese che in questo mese dell’anno, conviene fare con una passeggiata.
Immagina un paio di kilometri di cammino, avvolti dal silenzio totale del bosco e immersi nell’intermittenza luminosa delle lucciole: con il loro addome luminescente questi piccoli affascinanti insetti sono in grado di illuminare anche le notti più buie e di creare un’atmosfera a dir poco romantica.
Portati qualcosa di pesante per la sera, il romanticismo non basta a scaldarsi, anche se viaggi in coppia e la max è 10° di notte 😅
Premilcuore è un paese piccolo ma con un ricco cartellone di eventi estivi, consiglio di tenere monitorato il sito della pro-loco per chissà scegliere una data di viaggio in concomitanza con qualche sagra.

DOPO UNA NOTTE IN TENDA CON LE LUCCIOLE CHE TI SORVOLANO I PENSIERI IL RISVEGLIO SARA’ SPECIALE

e l’unica cosa sensata da fare sarà continuare la giornata mantenendo questo mood di disconnessione: ah sì, non l’ho detto, ma il cellulare fortunatamente lassù non prende!
Il fiume Rabbi ti aiuterà in questo: di primo acchito potresti pensare di essere in Val di Rabbi, l’omonima valle trentina, perché i colori sono esattamente quelli.
Smeraldo e verde, il colore dell’acqua che si fonde con il bosco, siamo invece in Emilia Romagna, nel fiume Rabbi che attraversato Premilcuore, San Zeno e Predappio con un percorso di 63 km, sfocia nel fiume Montone, appena entrato nei quartieri sud-occidentali della città di Forlì.
La prima sosta può essere ad ammirare la Cascata della Sega che con il suo doppio getto incanta occhi e cuore: certo, il posto ormai non è più sconosciuto perchè i social hanno fatto il loro lavoro, ma pensiamo che lo spazio lungo il quale cercare “la propria base” non manca.
Le “pozze” si snodano per diversi kilometri e si può optare – a seconda che si viaggi con bambini o meno – per accamparsi vicino a pozze con acqua bassa o più profonde in cui tuffarsi, Ci si sposta attraverso una scala di pietra di proprietà privata – ma dove il transito è consentito – oppure via fiume con sandali/scarpette antiscivolo.
Attenzione però, la montagna in inverno a volte frana e cimentarsi in tuffi mirabolanti in acque non conosciute è sconsigliato – oltre che vietato – come vedremo più avanti nella Grotta Urlante.

Procedendo in direzione sud attraverso un comodo sentiero segnato CAI ci aspetta un altro punto meraviglioso e forse ancora più scenografico: la Grotta Urlante.
Inserita niente meno che dal prestigioso quotidiano inglese Financial Times nella lista dei migliori luoghi selvaggi dove fare il bagno in Italia, la Grotta Urlante si presenta come un cenote messicano, molto profonda e racchiusa da una parete calcarea che tende ad erodersi e franare in inverno.
I tuffi e la sosta lungo la parete rocciosa sono vietati, ma purtroppo in tanti sfidano la sorte tuffandosi da diversi metri…

La Grotta Urlante è così chiamata per il forte fragore prodotto dalla cascata che vi precipita: accanto a un antico ponte in pietra, il fiume entra improvvisamente in una spettacolare voragine che dà luogo a tre pozze, una dove si sfoga la cascata, una “piatta” e l’ultima più grande dove ammirare branchi di pesci e immergersi in acque gelide 😅
Fortunatamente in zona non c’è nessun bar/punto di ristoro per preservarne al meglio la naturalezza, quindi parti in esplorazione provvisto di tutto il necessario.

In questa zona – a differenza della Cascata della Sega – c’è la possibilità di stare al fresco sotto l’ombra di faggi, frassini e olmi e ammirare il fiore dei Cardi Lanaioli, così chiamati dagli antichi lanaioli che utilizzavano i ricettacoli dei capolini per cardare la lana.
Il tuo weekend potrebbe concludersi già qui e portarti a casa una buona dose di rigenerazione fisica e mentale, oppure pensare di  concludere la giornata al Ristorante Residenza Turistica Fiumicello con un piatto di cappelletti in brodo (ricorda che le bevande calde aiutano a stemperare il clima torrido😅) o di tagliatelle al ragù accompagnate da del buon Sangiovese e da un’ospitalità tipica della Romagna.

NON SEI DEL TUTTO CONVINTO DI VOLER LASCIARE QUESTE ZONE?

Ti capisco!
Un ottimo prolungamento di itinerario prevede lo spostarsi più vicino al confine con la Toscana”, a San Benedetto in Alpe, borgo di origini antichissime che sorge nel punto in cui confluiscono i fossi dell’Acquacheta, Troncalosso e Rio Destro. In località Il Poggio troverete la Pieve costruita nel 1723 al posto dell’antica abbazia benedettina, accanto alla quale si sviluppò il borgo medievale. Del monastero originario rimangono la cripta, una torretta difensiva, un portale ad arco e parte delle mura esterne.
Da San Benedetto in Alpe potrete dedicarvi a trekking, sentieri natura e in bicicletta prenotando una delle escursioni o andando in libera grazie all’aiuto del portale del Parco delle Foreste Casentinesi.

San Benedetto in Alpe

E se il richiamo dell’acqua proprio non ti molla, la Cascata dell’Acquacheta è una tappa imperdibile.
Potrai raggiungerla in due modi:

  1. attraverso il sentiero 407 che parte proprio da San Benedetto in Alpe e risale il torrente fino alle celebri Cascate dell’Acquacheta.
  2. variante consigliata durante la stagione più fresca: dal Passo del Muraglione seguendo il crinale lungo il sentiero CAI 00 attraverso la Fiera dei Poggi, un altopiano che ospitava un’antica fiera del bestiame tra i pastori transumanti e gli allevatori che popolavano queste montagne. Abbandonato il sentiero si entra nella valle del fosso Acquacheta raggiungendo  Romiti, un villaggio abbandonato che sorge in una suggestiva conca fra i monti. Nel medioevo il villaggio era luogo di eremitaggio, dipendente dall’Abbazia di San Godenzo.
Cascata dell’Acquacheta

E se questa cascata ha affascinato anche Dante il sommo poeta, prevediamo che la sua bellezza non lasci indifferente nemmeno te viaggiatore…

Come quel fiume c’ha proprio cammino
prima da monte Veso inver levante,
dalla sinistra costa d’apennino,
che si chiama Acquacheta suso, avante
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante,
rimbomba là sovra San Benedetto
dell’Alpe, per cadere ad una scesa
dove dovrìa per mille esser recetto;
Dante, Inferno, XVI, 94-105

Buon viaggio nella natura, animo esploratore

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4 commenti

  1. Roxy

    Grazie Togovan per farci conoscere posti bellissimi. Già a leggere l’articolo ti sembra di camminare in quei sentieri e immergersi
    Nella pace e poi lo spettacolo delle lucciole che molti bambini non avranno mal visto vale veramente almeno un weekend

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