COME GUSTARSI L’APPENNINO RIMINESE DA VERI GOURMAND


Bentrovati van lover!
Che si dice in questa prima quindicina dell’anno?
Noi nonostante tutto quello che sappiamo benissimo esserci “là fuori” ci sentiamo avvolti da un senso di positività ed ottimismo che ci porta a pensare che – fra non moltissimo – torneremo a viaggiare.
Siamo consapevoli (parola d’ordine del 2021!) che prima di andare aldilà dell’oceano forse ci vorranno ancora molti mesi, ma questo non fa altro che stimolare ancora di più il nostro senso di ricerca verso la bellezza nei nostri territori, dandoci ottimi risultati 😊

La serendipità che ci continua a confermare come la nostra Italia sia una grotta ancora molto inesplorata

Coniato in in inglese (serendipity) da Horace Walpole, il termine indica l’occasione di fare felici scoperte per puro caso, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra. Ed è proprio questo che è successo mentre cercavamo una meta per quei pochi “giorni gialli” nella nostra amata Emilia Romagna, utili a sgranchirci le gambe e smaltire cene e pranzi natalizi.
Abituati a vivere la costa Riminese e non l’entroterra, ci siamo avventurati nelle pendenze che da Santarcangelo di Romagna ci hanno accompagnato fino alla cima di Pennabilli, in un itinerario fatto di pendenze e discese a tratti rocambolesche, in un viaggio che si è rivelato una vera e propria Esperienza di sapori invernali.

Appennino Riminese
DA DOVE COMINCIARE LA SCOPERTA DI QUESTE ZONE?

Potreste ad esempio arrivare a Santarcangelo di Romagna affittando le E-bike da Bike Tour Rimini e pedalare lungo la ciclovia che collega questi due capisaldi, costeggiando il fiume Marecchia su un percorso adatto a tutti nonostante la segnaletica inesistente.
Ma tranquilli, basta seguire il fiume per non andare fuori rotta e raggiungere – dopo circa 35Km – Santarcangelo di Romagna, cittadina dalla doppia personalità.
Da un lato le meraviglie architettoniche “en plen air” come l’arco di Papa Clemente XIV, l’antico Monastero di SS. Caterina e Barbara e la rocca Malatestiana , dall’altro la discesa nelle viscere per scoprire una Santarcangelo nascosta attraverso le sue Grotte Tufacee dove si nasconde la sua anima misteriosa.
Cavità, pozzi, cunicoli e gallerie costituiscono un’altra città sotto quella visibile a molti ancora sconosciuta.
Assolutamente imperdibile è la visita guidata all’interno della grotta monumentale, un viaggio indietro nel tempo, in una sorta di labirinto, alla scoperta di antiche leggende ed eccitanti racconti da parte delle preparatissime guide locali.
Se l’underground non fa per voi tranquilli, potrete compensare con la visita alla Stamperia Marchi in cui – su prenotazione – è possibile ammirare ancora oggi la fase di stiratura della tela col Mangano (macchina che produce forza) del 17° secolo e imparare qualcosa di più sulla stampa romagnola con il classico color ruggine e gli antichi stampi intagliati nel legno di pero. 

Si dice nasca proprio qui a Santarcangelo il Sangiovese

Un vitigno conosciuto da uno dei frati francescani produttori di vino, di alcuni secoli fa: Sangue di Giove lo chiamò, pensando al colore rosso intenso del vino e al nome del colle Giove su cui si trova Santarcangelo, e il nome si diffuse presto in tutta la Romagna.

Merita fermarsi per la sosta pranzo alla Collina dei Poeti,  azienda agricola dal nome tanto poetica quanto la bontà dei suoi prodotti.
Sita sulla collina di Spinalbeto con un viale di gelsi e ciliegi che accolgono, potremmo imparare cosa significa stendere la sfoglia o preparare un’eccellente piadina in stile romagnolo – grazie alla supervisione delle pazienti azdore.
Il “non plus ultra”?
Condividere le nostre creazioni culinarie in un’atmosfera conviviale, sorseggiando Teatro 40, Spinalbeto e Albachiara, tre vini in purezza di SanGiovese anche se molto diversi tra loro. Al rientro verso Santarcangelo una sosta alla Pieve di San Michele Arcangelo, superstite più antica di tutto il territorio riminese con caratteri dell’architettura basilicale ravennate e una visita presso il frantoio Paganelli potrebbero essere una buona idea per alleggerirsi dall’oblio del Sangiovese 😉

PC@ La collina dei poeti
LA TAPPA E’ OBBLIGATA SE SIETE IN CERCA DI CHARME E QUALITA’: DI COSA PARLIAMO?

Di quella che potremmo definire L’Esperienza Culinaria presso il ristorante 1 stella MichelinLa Sangiovesa, dove gustare prelibatezze locali seguendo il ciclo biologico delle materie prime, rigorosamente di stagione, accompagnate da Vermout e vini della stessa casa produttrice.
Osteria ricca di storia, la Sangiovesa vive nell’antico Palazzo nobiliare che fu del conte Nadiani (1700 circa), e a cui il proprietario dott. Manlio Maggioli ha ridato splendore insieme a Tonino Guerra, poeta del luogo e amico di una vita.
Molte sale decorate con lo stile proprio di amici artisti, scrittori e writer originari di Santarcangelo (Cagnacci, Conte Nadiani, Eron etc) tali da far respirare ancora la loro presenza fra le mura di pietra mentre si assaggiano salsiccia passita, lardo condito o un buon piatto di strozzapreti con ragù di salame e cavolo nero invernale mentre sorseggiamo un calice di Gianciotto.

VERUCCHIO E LA ROCCA MALATESTIANA

sono due mete che valgono il viaggio anche solo per la splendida vista sulla Valmarecchia da ammirare salendo sulla rocca Malatestiana.
Se siete appassionati di archeologia vi stupirà forse sapere che questo paesino – confinante con la Repubblica di San Marino – fu il centro della civiltà Villanoviana.
Una visita guidata presso il museo archeologico risponderà alle vostre curiosità sulla civiltà villanoviana-etrusca che fiorì in quel di Verucchio dal IX al VII secolo a.C, grazie alle circa 600 tombe e corredi funerari, armi, elmi, asce e gioielli ritrovati in zona.

Insinuatevi nelle vie del centro storico, ascoltate sotto i vostri piedi la durezza dell’imponente masso su cui è costruita: stancatevi fino a rilassarvi davanti a un pezzo di pizza alla pala del ristorante pizzeria La Fratta, suggestivo locale scavato in una delle porte inserite nelle mura a protezione della città.
La pizza alla pala è più alta della “classica non napoletana”: conosciuta anche come “stirata romana” si caratterizza per croccantezza, sapore e digeribilità uniche.

Spostandoci a ovest veniamo ammaliati da un tramonto dai toni rosati che ci accoglie con fare invitante proprio davanti all’imponente Castello di Montebello.
La visita guidata all’interno del castello e la registrazione della voce di Azzurrina, la povera bimba che si narra essere scomparsa nel castello, ci convincono del fatto che qualcosa di paranormale c’è, ma preferiamo non approfondire il tema tanto quanto è stato fatto in questo video😨

Castello di Montebello
PREFERIAMO FARCI RAPIRE I SENSI DALL’OLFATTORIO DI BALDO

Luogo che sembra essere uscito dal film di animazione La spada nella roccia, l’olfattorio di Baldo è un piccolo mondo a sè stante, quasi anacronistico, dove Baldo stesso  seleziona vini che fungono da base per i liquori seguendo criteri di naturalità unici di ogni prodotto, senza additivi chimici, conservanti né lieviti aggiunti.
Personaggio schivo Baldo, selezionatore e creatore della filosofia che c’è dietro ad ogni essenza, di ogni Vermout e distillato che lui stesso crea con la ricerca della perfetta fusione tra aromaticità e fragranze.

Baldo Baldinini alchimista PC@Urban Post
PER NON FAR SMETTERE I SENSI DI VOLARE ALTO

è il momento di spostarci ancora, questa volta arrivando a Pennabili, più precisamente per far combaciare l’ora della cena con l’arrivo davanti al pergolato del ristorante stellato Piastrino.
Se cercate un’ Esperienza dove gustare i prodotti dell’Appennino Riminese proposti in modo innovativo, piatti dai sapori intraprendenti e dall’impiattamento degno di un decoratore di  ceramiche, allora questo è il posto che fa per voi. Lo chef stellato Riccardo Agostini, non è per tutti i palati, certo: bisogna essere pronti a superare i confini del noto per esplorare una nuova dimensione del sapore. Il menù degustazione “contemporaneo” ne è la prova, una goduria per occhi e palato, dove è indispensabile lasciare le reticenze e farsi tentare da piatti come il passatello al profumo di bosco e ramen di Faraona.
Il Piastrino è ricavato all’interno di un’antica casa contadina con muri in sasso, magnificamente ristrutturata nel verde del Parco Begni: il connubio cibo e location vi farà uscire con un senso di soddisfazione difficile da dimenticare.

NON TUTTI SANNO CHE IN APPENNINO TOSCO-ROMAGNOLO

è presente un parco interregionale – detto così perchè abbraccia amichevolmente anche una parte delle vicinissime Marche – dal nome curioso: Parco naturale interrregionale del Sasso Simone e Simoncello.
Questo parco di quasi 5.000 ettari, situato nelle province di Pesaro-Urbino e di Rimini, compreso nell’antico territorio del Montefeltro, può essere esplorato in tutte le stagioni e con diverse modalità eco-sostenibili: c’è la possibilità di uscire con guide per una camminata stile nordic walkingo un’uscita di orienteering o ancora per i più temerari, scendere in picchiata grazie all noleggio mountain bike interno al parco.

Parco Sasso Simone e Simoncello
DOVE CONVIENE SOSTARE PER VIVERE TUTTO QUELLO CHE OFFRE QUESTO APPENNINO?

Le località che abbiamo toccato oggi sono tutte molto vicine fra loro e con strade panoramiche – tutte curve – che non possono non appagare gli occhi anche in questo periodo dell’anno: chissà che non troviate la neve a rendere tutto ancora più magico!
Le scelte per gli alloggi sono molteplici e dai prezzi più vari: a noi piace molto la soluzione – inaugurata da pochi mesi – dell’ Eco Park Casteldelci.
Non solo un progetto di riqualificazione di un contesto naturale tale da essere fruibile dagli amanti della natura, ma un duro lavoro di collaborazione tra Comune, Provincia e cittadini volontari che hanno trasformato quest’area in un’oasi di pace e relax.

Barbecue e tavoli sono a disposizione per picnic. Le attività locali hanno attivo anche un servizio di consegna pasti in loco per poter degustare piatti tipici. Le piazzole, dislocate in tutta l’area, hanno ognuna proprie particolarità e unicità. In estate c’è una fantastica zona affacciata sullo scosceso fiume Senatello provvista di sdrai e lettini e per chi ama le due ruote c’è la disponibilità di noleggiare E-Bike con la possibilità di programmare “pedalate guidate”.

E proprio da qui inizia lo storico “Percorso di Dante”, un sentiero ideale che unisce la Romagna e la Toscana che sembra fu percorso dal Sommo Poeta ai tempi del suo esilio, periodo in cui scrisse la Divina Commedia.
Certo, in inverno si deve avere un’anima fortemente avventuriera per dormire in minivan, e se così non fosse, niente di male, vi verranno in aiuto gli alberghi diffusi.COS’E’ UN ALBERGO DIFFUSO?
Potremmo definirlo un mix fra una casa e un albergo, dedicato a chi non ama i soggiorni in hotel ma è alla ricerca di un alloggio dall’anima più intima e accogliente a contatto con i locali. “Diffusi” perchè si tratta di case o camere dislocate in immobili diversi all’interno dello stesso nucleo urbano.
L’albergo diffuso è un modello che si sta espandendo molto in Italia, grazie alla sua utilità per valorizzare borghi e paesi con centri storici di interesse artistico od architettonico – come vecchi edifici chiusi e non utilizzati – e al tempo stesso sostenibile tanto da evitare di far costruire nuove strutture col rischio di non essere propriamente “integrate nell’ambiente”.
Qualche idea di albergo diffuso in Appennino Riminese?

Che ne pensi di questa nuova “gita fuori porta”?
Noi ci siamo innamorati della varietà di questo territorio, ed è molto probabile che ci torneremo presto!
Se ci sei già stato e vuoi aggiungere qualche tappa da non perdere, saremo felici di leggerlo nei commenti 😉

E se invece sarà la tua prima volta speriamo ti scaldi il cuore nonostante le gelide giornate di questo inizio Gennaio…
A presto van lover!🚐

Non sei iscritto alla newsletter?  Non scherziamo!