IN UMBRIA ALLA SCOPERTA DI TARTARUGHE GIGANTI, VINI DI CARATTERE E MOBILITA’ ALTERNATIVA

PERCHE’ L’UMBRIA E’ TUTTO QUESTO E MOLTO ALTRO!

Lo sapevate, cari vanner e van lover?
Noi lo abbiamo toccato con mano questo weekend, e viviamo ancora in una sorta di pace dei sensi grazie ad un fuga a pochi km da casa che ha visto protagonisti tutti e 5 i sensi.
Oggi vi portiamo in Umbria, una regione che si é conquistata un posto nel nostro cuore, tanto da farci già progettare un ritorno in primavera.

TORGIANO DALLA BRUFA
Se vi dico Umbria cosa vi viene in mente?
Purtroppo troppo spesso a questa domanda si risponde solo con immagini legate al  terremoto, quando invece l‘Umbria è piena di posti meravigliosi da visitare e da gustare a 360°.
Basta varcare il confine con la blasonata Toscana per respirare già un’atmosfera che ricorda la vita medioevale, data dalle tante torri che si scorgono qua e là, mura fortificate e rocche che fanno sfoggio della loro bellezza su ripidi colli.
Borghi che sembrano costruiti con la tecnica dei castelli di sabbia bagnata (ve la ricordate?) ma senza lasciare nulla al caso, dove il risultato sono tanti piccoli gioielli che si snodano l’uno dietro l’altro sull’asse del centro Italia.
Nonostante alcuni dei borghi di cui vi parliamo oggi siano inseriti nella lista dei Borghi più belli d’Italia, noi ci siamo stupiti di come a Novembre non ci fossero poi chissà quante persone ad ammirare le tante bellezze Umbre: che sia anche questo legato al fenomeno dello spopolamento dei borghi a favore delle grandi città?
Non lo sappiamo con certezza, ma vero è che quello che abbiamo constato coi nostri occhi è che è impossibile rimanere impassibili di fronte allo spettacolo dei colori autunnali che ci offre la natura in Umbria e non solo, anche il palato è stato ampiamente ricompensato dalle aspettative! 🙂
Ma andiamo con ordine, siete pronti a prendere nota?

Benissimo, partiamo con la nostra prima sosta, il borghetto di Torgiano.
Si trova a sud di Perugia e come si intuisce dal suo nome,  Torgiano deve le sue origini agli antichi romani, legandosi alla leggenda del dio bifronte Giano, i quali ci hanno lasciato a testimonianza l’omonima Torre di Giano, che oggi è il simbolo di Torgiano che sembra essere in sua protezione.
Torgiano è minuscolo, ma merita una sosta sia per ammirare i suoi vicoletti che per visitare il MUVIT – che non è un’esortazione al movimento – ma piuttosto alla fermata in quello che è uno dei musei del vino più completi ed esaustivi in Italia,  grazie alla sua collezione di materiale sulle tecniche di viticoltura e della cultura vinicola.
All’interno del Palazzo Graziani-Baglioni che ospita il museo troviamo oggetti, documenti e opere d’arte e artigianato sul tema del vino.
Se non siete ancora sazi di cultura eno-gastronomica allora potrete spostarvi al museo dell’olio e dell’olivo, un posto particolare dove approfondire meglio quella che è la tradizione olearia con la quale ancora oggi l’Umbria gioca un ruolo importante in Italia.

Vigenti del Torre di Giano
Vigenti del Torre di Giano
Entrambi i due musei sono opere fortemente volute da una famiglia ben nota nella zona, i Lungarotti: viticoltori da generazioni hanno saputo introdurre temi importanti ed innovativi nella lavorazione del vino di quel tempo – si parla degli anni ’60 – che li rendono ancora oggi una famiglia riconosciuta come sostenitrice e impegnata in attività per sviluppare il territorio.

Per noi oggi è scontato parlare di economia circolare o linea produttiva di imbottigliamento, ma cosa dev’essere stato introdurlo nella produzione degli anni ’60?
Giorgio Lungarotti fu un imprenditore pioniere e visionario se vogliamo, dapprima scegliendo di diversificarsi dal resto del mercato vendendo vino sfuso a commercianti e ristoratori locali, per poi proseguire e riunire sotto il nome  “Cantine Giorgio Lungarotti SpA” tutte le varie aziende agricole familiari (lui fu l’unico a dedicarsi al vino) e cominciare la sua avventura con il vino rosso simbolo della cantina, il Rubesco: un nome altisonante e che deriva dal latino rubescere, arrossire e che ci dà un accenno del carattere di questo vino.
Etichette vini Lungarotti
Etichette vini Lungarotti
Consigliamo una degustazione alla cantina Lungarotti sia per degustare i vini Torgiano Rosso Riserva (l’unica DOCG dell’Umbria insieme al Sagrantino di Montefalco (che approfondiremo più avanti), il Torgiano DOC e il Grechetto ma soprattutto per rivivere con le guide l’impegno sociale da parte di un imprenditore di quel tempo nell’investire in un territorio, pensando addirittura a ridurre lo spreco creando – già dagli anni ’70 – il compost tramite gli scarti di uva, rami etc.

Di sicuro meritano la vostra attenzione la linea di produzione decisamente vintage e il “tesoretto della famiglia”, una cantinetta sottochiave che contiene le prime bottiglie datate 1962.

La vecchia linea di produzione Lungarotti
La vecchia linea di produzione Lungarotti
Il tesoretto della famiglia Lungarotti
Il tesoretto della famiglia Lungarotti
SIETE AFFAMATI? OTTIMO!
Un piccolo gioiellino dove far sosta post degustazione per far “decantare i liquidi” è Alla vecchia fornace gustoso ristorante di cucina tipica accolto dentro una vecchia fornace dedita alla lavorazione della famosa “ceramica povera”, la quale veniva utilizzata dai locali per i diversi bisogni del quotidiano.
Il menù segue la stagionalità, noi visto il periodo abbiamo assaggiato gli strangotti al tartufo ed erano veramente al tartufo (no alle salse per favore!).
Consigliati gli affettati Umbri misti serviti con la famosa torta al testo (dal nome della pietra arroventata al fuoco del camino su cui si cuoce l’impasto di acqua e farina), il tutto accompagnato da un buon calice di Lu’ rosso, et voilà, sarete freschi freschi per spostarvi verso Spello 😄

P.S: l’oste simpaticissimo sa il fatto suo, lasciatevi consigliare!

Ristorante Alla vecchia fornace
Ristorante Alla vecchia fornace
L'interno della fornace e il vasellame
L’interno della fornace e il vasellame
Spello probabilmente non ha bisogno di molte presentazioni
essendo inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, ma quello che ci ha colpito è stato il totale stato desertico del paese in questo periodo dell’anno: certo non ci aspettavamo la ressa dell’estate e non la cercavamo, ma è davvero un peccato non vedere valorizzato una chicca del genere anche in altri periodi dell’anno, e tutto sommato a un mese dal natale…
Quello che c’è da fare a Spello e girovagare qua è là lungo le vie lastricate e godersi senza dubbio la bellezza e la cura dei vicoli: sì perché oltre alla classica festa dell’infiorata che si tiene tutti gli anni per il corpus domini, gli amanti di  fiori e piante a Spello avranno di che riempirsi gli occhi e il cuore!
Vicoli e vicoletti sono pieni zeppi di fiori tenuti con cura Certosina ed anche in maniera decisamente creativa tanto da far venire il complesso da pollice verde a chiunque! 😄

Vi consigliamo il tour Spello di Vicolo in Vicolo organizzato da Sistema Museo: uno speciale itinerario di trekking urbano grazie al quale ammirare affacci panoramici, beni artistici e monumentali, vicoli silenziosi e romantici costruiti con il bianco e rosa  delle pietre del monte Subasio che sembrano avvolgervi in un’atmosfera surreale.

Creatività nell'arredo urbano di Spello
Creatività nell’arredo urbano di Spello

 

porta di Venere a Spello
porta di Venere a Spello
A voi non viene fame a salire e scendere  gradini, rampe e vicoletti?

A noi molta, e dato che è noto che in Umbria si mangia da Dio...arriviamo quasi per caso a scoprire il ristorante il Molino – datato 196, dal tono elegante ma dal servizio informale e rilassato –  ricavato in una struttura del 1300 adibita a frantoio. Il fatto che dentro stiano premiando giocatori di bridge che vanno dai 70 ai 97 anni ce la dice lunga sulla longevità degli Umbri: aria, cibo e vino buoni non possono che essere la risposta!

Un consiglio spassionato agli amanti della carne: filetto di manzo al Sagrantino e Filetto di maiale in crosta su salsa di pecorino sono due piatti che da soli meritano la scelta di questa “mecca della carne”, e certamente un calice di Sagrantino qua è d’obbligo!🙂
Non sarete stanchi di degustare, vero?

Perchè la nostra esperienza umbra non è mica finita, anzi, il bello – per così dire – deve ancora venire!

Filetto al Sagrantino
Filetto al Sagrantino
Filetto di maiale in crosta su salsa di pecorino
Filetto di maiale in crosta su salsa di pecorino
La bellezza di Spoleto non è un segreto per nessuno, o forse per voi sì?🙂
Bene, se lo è non aspettate oltre a organizzare un giro in questo borgo di qualche migliaio di anime antica sede dei duchi longobardi dove ancora oggi si respira profumo di lotte antiche, commerci e amori clandestini.
Spoleto lascia senza fiato per la concentrazione di ricchezza del patrimonio storico-artistico cittadino, a testimonianza delle più diverse epoche storiche che la videro protagonista.
Scopritela dal basso verso l’alto grazie ai suoi gradini e discese lastricate, e se siete pigri o impossibilitati a camminare troppo non temete: Spoleto vanta un percorso di mobilità alternativa da far invidia alle capitali europee più moderne.
Potrete muovervi fra la Rocca, la Piazza del Mercato, il Duomo e il Ponte delle Torri in tutta tranquillità e senza nessuno sforzo: certamente farla a piedi ha tutto un altro sapore!
Al duomo dì Spoleto si arriva da una scenografica scalinata che scende a un livello inferiore quasi a incorniciare la splendida Cattedrale di Santa Maria Assunta con alle spalle le dolci e colorate colline: di fattezza romanica ospita al suo interno affreschi del Pinturicchio e di Filippo Lippi.

Se poi la avrete la fortuna di ammirare questo duomo dal suono di musicisti che suonano nella piazza antistante, “l’effetto wow” è assicurato!

Il duomo di Spoleto
Il duomo di Spoleto
Barbiere vintage nel cuore di Spoleto
Barbiere vintage nel cuore di Spoleto
Vicoletto di Spoleto
Vicoletto di Spoleto

Proseguendo verso la rocca troviamo lo splendido Ponte delle Torri che unisce la Rocca e il Monteluco: assolutamente da fare la passeggiata intorno al perimetro della rocca, specialmente in questa stagione dove i colori della natura sono qualcosa di pazzesco.

Una tavolozza di gialli, verdi e rossi ingloba questo maestoso ponte: lungo 230 metri e alto 82, eretto tra il duecento e il trecento dopo il saccheggio di Spoleto da parte del Barbarossa, esercitato un fascino magnetico su tanti illustri personaggi che lo visitarono.
Proprio in memoria del passaggio di Goethe troviamo una targa accanto all’entrata del ponte, reso famoso dalla  descrizione nel suo “Viaggio in Italia”.Ma Spoleto è anche tradizione e artigianalità, e ne abbiamo la conferma parlando con Amedeo, un ebanista – che come lui  stesso afferma –  “non se ne trovano più che vogliono fare questo lavoro”.
Già perché Amedeo non solo lamenta il fatto che gli artigiani stiano scomparendo, ma che le nuove generazioni non siano più interessate ad acquistare pezzi unici e fatti a mano con tanta cura e dedizione.
Ed è un vero peccato, perché entrare nella sua “mecca espositiva” in piazza Torre dell’Olio è assistere all’incontro fra la creatività e i materiali, fra il riciclato e una nuova funzionalità che acquistano gli oggetti inutilizzati che passano sotto le mani di Amedeo, dando vita a piccole opere d’arte.
Prendetevi del tempo per fermarvi a sbirciare nella sua bottega: molto probabile che usciate con qualche pezzo sotto braccio! 😉
Ponte delle Torri
Ponte delle Torri
Panoramica dalla rocca Alboronziana
Panoramica dalla rocca Alboronziana
E la cucina? Spoleto è il posto giusto per gli amanti del tartufo nero!
Avanti tutta con gli spaghetti al tartufo nero, oppure, se l’olio è la vostra passione, non perdetevi il presidio slow food sedano di Trevi da intingere nello squisito olio di Trevi oppure cotto “alla parmigiana”.
Avete ancora un buchino nello stomaco? Concludete con la crescionda, un tipico dolce a base di uova, farina, cioccolato, amaretti e mistral🙂
Una curiosità: al tempo degli antichi Romani, Spoleto era il “rifugio” dove i nobili avevano la casa per le vacanze estive, grazie all’aria buona e al clima fresco dei boschi …
Tartufo nero
Tartufo nero
C’è qualcosa però che siamo sicuri non pensate di trovare in Umbria:
una tartaruga gigantesca!

Incuriositi sotto indicazione di un’amica partiamo alla ricerca del carapace e ci muoviamo da Spoleto in direzione Bevagna, anche lui inserito nel circuito dei borghi più belli d’Italia, percorrendo la strada del Marroggia. Il manto stradale certo non è dei migliori (occhio alle sospensioni!), ma attraversarla sia in minivan che in bicicletta apre veramente il cuore: seguire il canale Marroggia, cercare antichi mulini ad acqua seguendo questa utilissima mappa e godere della pace della val Spoletana è davvero un’esperienza da vivere❤️

Vigne lungo la strada Marroggia
Vigne lungo la strada Marroggia
Quando finalmente arriviamo fra Montefalco e Bevagna, ecco fare capolino dalla terra la corazza del famoso carapace, ovvero la struttura delle Tenuta Castelbuono Lunelli: ambizioso progetto della famiglia Lunelli – già proprietari del marchio Ferrari spumanti a Trento – che vede l’inserimento nel territorio di questa figura animale per mano dell’artista romagnolo Arnaldo Pomodoro.
Date un’occhiata a questo video per capire un po’ il pensiero che sta dietro alla prima e unica struttura-opera d’arte al mondo progettata dal grande artista: inutile dire che si apprezza tutto molto meglio degustando un calice dell’ottimo Sagrantino DOCG in purezza prodotto nella tenuta e dell’altrettanto valido Passito.

Il carapace ricreato da Pomodoro non è un animale scelto a caso, ma è un simbolo che afferma longevità e lentezza, due caratteristiche tipiche del Sagrantino, vino di punta di questo territorio dato da una piccolissima produzione che richiede un attento e lungo procedimento di affinamento, prima in tonneau e botte grande eppoi in bottiglia.

Tenute Lunelli, il Carapace
Tenute Lunelli, il Carapace
Interno della cantina Lunelli
Interno della cantina Lunelli
Le botti della cantina Lunelli
Le botti della cantina Lunelli
Le altre due etichette che potrete degustare sono il Montefalco rosso base e la riserva: mi raccomando, son vini forti e decisi proprio come la loro terra, occhio alla gradazione!😉
Come i Lungarotti anche in questo caso la famiglia Lunelli ha stretto un sodalizio con il territorio che contribuisce alla loro fortuna: non si scarta niente, bucce di uva e quant’altro arrivano direttamente ad Aboca, azienda locale produttrice di prodotti per il benessere e la salute della persona, creati al 100% con prodotti naturali.

Un’altra testimonianza importante di come territorio, arte e sostenibilità possano dialogare tra loro portando risultati meravigliosi.

Giorgio Lunelli e Arnaldo Pomodoro
Giorgio Lunelli e Arnaldo Pomodoro
Speriamo di averti lasciato la curiosità di esplorare questa zona di Umbria che per noi è stata decisamente una meravigliosa scoperta “on the road”!
Vuoi provare un’esperienza simile a questa?
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