MULINI E CANALI SCONOSCIUTI DELLA ROMAGNA

40Km di percorso fra mulini e canali da scoprire “a tutta lentezza”mulino ad acqua

“Dove c’É acqua c’É vita?
É un dato di fatto ma l’importanza dei canali io personalmente l’ho approfondita solo quando mi sono trasferita dalla Toscana all’Emilia Romagna ed é stato qualcosa di inaspettato e affascinante al tempo stesso.
Forse alcuni di voi piú curiosi lo conosceranno giá o l’hanno involontariamente attraversato: oggi vi parlo del Canale dei Mulini.
Eh sí perché anche noi italiani ne abbiamo di mulini “nel nostro piccolo”!
Il percorso si snoda per 40km partendo da Castelbolognese per raggiungere il canale di bonifica destra del Reno: un percorso naturalistico lungo il quale è possibile riscoprire manufatti di origine medievale come appunto vecchi mulini, opere di regimazione idraulica, aree di riequilibrio ecologico e di interesse storico naturalistico come il Ponte della Lavandaie, Parco del Loto, Bosco di Fusignano e la Riserva Naturale di Alfonsine.
Il canale nasce in epoca medievale – si pensa fine 1300 – in coincidenza alla fondazione di Castelbolognese, con il duplice scopo di fornire acqua al fossato delle mura e di consentire la realizzazione dei primi mulini che saranno attivi fino al secondo dopoguerra, ?quando viene meno l’utilità economica dei mulini ad acqua.
mappa itinerario mulini Emilia Romagna
mappa itinerario mulini Emilia Romagna
Fortunatamente oggi ne troviamo alcuni ancora esistenti e ben conservati
come il Molino Scodellino (noto anche come “Molino della Contessa”) a Castelbolognese.
Nel 1400 il corso del canale venne allungato con lo scopo di aggiungere altri mulini che non erano in grado di funzionare a pieno regime a causa dell’insufficiente forza idraulica dei propri canali.

Uniti i vari tratti fino a Fusignano, il canale dei mulini venne infine prolungato fino al Passetto per immettersi nel Reno. L’ultima modifica del suo corso risale al 1972, quando venne immesso nel canale di bonifica destra Reno.

Da un progetto dell’Amministrazione Provinciale di Ravenna nel 1990 sappiamo che l’utilizzo del canale dei mulini era visto come strumento di collegamento delle aree di interesse naturalistico presenti lungo il suo corso o nelle immediate vicinanze quali il Parco del Loto a Lugo (dove ammirare la fioritura dei loto in luglio e agosto) o la cava ex-fornace a Fusignano, utilizzando così il corso d’acqua per ripristinare aree non più produttive e destinarle ad un’agricoltura biologica oppure a coltivazioni di importanza storico-culturale come la canapa.

Un progetto ambizioso che voleva connettere l’ambiente collinare con quello lagunare delle Valli di Comacchio, ma purtroppo al momento non risulta ancora attuato, confidiamo nel futuro!

saline valli di Comacchio
saline valli di Comacchio
A me i mulini affascinano da sempre, mi SEMBRA DI ESSERE dentro a una favola d’altri tempi, a te faNNO lo stesso effetto?

Questo itinerario di cui ti raccontiamo oggi è stato “pensato a tappe” da Legambiente, che ha stilato una guida che trovi qui, lontano da strade trafficate e facilmente percorribile a piedi o in bicicletta.
La relativa vicinanza a numerosi centri abitati permette infatti sia la visita di singoli punti di interesse, sia la realizzazione di un itinerario completo dalla chiusa immissario fino alla foce.

Si parte dalla chiusa sul torrente Senio, facilmente raggiungibile superato l’abitato di CastelBolognese attraverso via Biancanigo per qualche Km fino all’incrocio con Strada Camerini, che porta al ponte sul Senio e a Tebano.

Nei pressi dell’incrocio si trova una strada sterrata che conduce ad alcune abitazioni, alla chiusa e alle opere di presa. L’opera di presa ? direttamente visibile, seguendo il corso del canale che costeggia la strada sterrata, mentre la diga sul Senio si trova a poche decine di metri sulla sinistra. La traversa sul Senio è stata recentemente ricostruita dal Consorzio di Bonifica secondo le tipologie costruttive tradizionali, con l’utilizzo di legname, fascine e corde (sostituite da cavi in acciaio, unica concessione all’utilizzo di materiali moderni), in modo da renderla il più possibile simile a come doveva presentarsi fino ai primi decenni del ‘900.

Lasciandosi alle spalle la chiusa e tornando verso il centro abitato di CastelBolognese si arriva davanti al Mulino di Scodellino: oltre a sorridere per la rima, ci sentiamo subito catapultati con la mente a quando i ritmi di vita erano decisamente più lenti, faticosi certo, ma sicuramente quando si apprezzavano a pieno le gioie del ritrovarsi in famiglia a condividere quello che si produceva con tanta fatica.

Non abbiamo data certa di costruzione di questo mulino, ma si pensa intorno agli ultimi anni del ‘300 (probabilmente 1396 o 1398).

Si tratta di un edificio importante per il nostro itinerario e per la storia del canale, in quanto conserva ancora praticamente inalterate tutte le caratteristiche medievali.
Gli unici interventi degni di nota riguardano infatti le modifiche realizzate negli anni ’20 e ’30, durante i quali vennero costruiti lo sfioratore e il canale secondario, che passa sotto al manto stradale facendo defluire aldilà della strada l’acqua in eccesso, e le modifiche effettuate alle ruote idrauliche.
Nel corso degli anni ’30 e ’40 quasi tutti i mulini ad acqua ancora in funzione furono modificati con moderne turbine, in grado di sfruttare al meglio la forza dell’acqua.
Il mulino, di proprietà del Comune di Castelbolognese fin dal 1489, è rimasto in funzione fino al 1982, ma è stato abitato dalla famiglia dell’ultimo mugnaio fino alla fine degli anni ’90.
mulino di Scodellino
mulino di Scodellino
Purtroppo da allora, nonostante varie proposte, iniziative e progetti per il ripristino e la valorizzazione del manufatto formulati da esperti e associazioni locali

le strutture sono rimaste pressoché abbandonate, subendo un lento ma inesorabile degrado.
Considerando le sue caratteristiche medievali, lo stato di conservazione delle macchine e dei locali, i progetti di ripristino funzionale del mulino sono certamente suggestivi, perchè darebbero la possibilità di creare un piccolo ma significativo”museo vivente”, una testimonianza delle tecniche idrauliche che si sono tramandate dal medioevo ad oggi e soprattutto di un mondo agricolo e produttivo che ha caratterizzato la pianura romagnola fino a pochi decenni fa.

Avanziamo per qualche Km pi? a nord e passiamo altri due mulini degni di nota: il Mulino di Solarolo e quello di Piani di Bagnara.
Il Mulino di Solarolo al suo interno oggi ospita una banca ed esercizi commerciali, ma all’esterno porta visibili alcuni particolari della vita produttiva del mulino e alcune strutture esterne come ad esempio le vecchie macine e il meccanismo di regolazione della paratoia che portava acqua al mulino.
Il Mulino Piani di Bagnara (detto anche Molinello Piani) fu realizzato nel 1468, a circa 2 km dall’abitato di Bagnara di Romagna: in seguito a ristrutturazioni ed ampliamenti realizzati nel corso degli anni, il “molinello” è uno degli edifici di maggiori dimensioni che sorgono lungo il canale, anche se ha da tempo abbandonato l’attività molitoria.
Comprato dalla Famiglia Muzzi dai Sig.ri Piani nei primi anni ’80 dopo che lo avevano abbandonato per oltre 20 anni, oggi si presenta come ristorante pizzeria, ma sono ancora ben visibili, sia all’interno che all’esterno del fabbricato, alcune strutture tipiche della sua funzione.
La passeggiata prosegue per altri 4 Km circondati dalla rigogliosa vegetazione su entrambi i lati del canale
fino a raggiungere il confine con l’abitato di Lugo e il famoso ponte “delle lavandaie”.
Il ponte risalente al 1600, è detto “delle lavandaie” per via dei gradoni realizzati a nord, tutt’ora visibili, che arrivano fino all’acqua e che venivano utilizzati fino agli anni ?50 del secolo scorso dalle lavandaie per fare il bucato con molta fatica per sè e per le famiglie abbienti.
Il Ponte delle Lavandaie aveva un secondo parapetto (a sud) che venne abbattuto probabilmente durante la seconda guerra mondiale.
mulino di Figna
mulino di Figna

Se proseguiamo dal Ponte delle Lavandaia per circa 700 metri costeggiando il Canale dei Mulini su entrambe le sponde (sia a piedi che in bicicletta), concludiamo il nostro tour dove fino a pochi decenni fa sorgeva il Mulino Figna, in Via De’ Brozzi, realizzato nel 1561 e sopravvissuto con successivi ampliamenti e miglioramenti tecnici (turbine e impianti a cilindri), fino agli anni ?70 del secolo scorso.
Oggi purtroppo non esiste più, sostituito da costruzioni moderne e lo stesso tratto urbano del canale è tombato e quindi non visibile per alcune centinaia di metri.
Nei pressi del mulino erano inoltre presenti altri gradoni per lavare i panni, analogamente al ponte delle lavandaie, ma sono scomparsi anch’essi con la tombatura del canale.

I canali, i mulini, le chiuse che attraversano l’Emilia Romagna sono tanti, simbolo di un’eredità di un passato molto recente
e visitarli è un modo piacevole e inusuale per promuovere, valorizzare e tutelare la conoscenza storico/naturalistica del territorio: ci pensate quali possibilità potrebbe aprire un ripristino funzionale dei mulini e delle chiuse per realizzare attività di educazione ambientale che consentano di scoprire (o riscoprire) il legame tra attività proto-industriali e territorio?

Noi ci crediamo molto e speriamo che prima o poi tutto questo si avveri!

Nel frattempo continueremo a tenervi aggiornati su territori e itinerari sconosciuti per scoprirli e promuoverli con noi a bordo di fantastici minivan vintage-style.

Stay connected!