LA PIADINA, STORIA E CURIOSITA’ DEL DISCO PIU’ AMATO DELLA ROMAGNA

Identità-Romagna: come un cibo semplice ha cambiato la vita dei romagnoli.

piadina tradizionale romagnola

Quante volte ci siamo fatti tentare da quei pittoreschi chioschetti a strisce verticali che troviamo sparsi qua e là in tutta la Romagna?

Dal mare all’entroterra ci deliziano a tutte le ore del giorno e della notte con piadine di tutti i tipi, dolci o salate, alte o basse: ma quando nasce e dove la mitica piadina romagnola?
Il termine piada, secondo lo storico Piero Meldini, ha assunto diversi significati sin dai secoli prima di Cristo, tutti accomunati dall’indicare schiacciate e focacce di cereali: lievitate o azzime, condite o scondite, cotte nel forno, in padella, sul testo, sulla graticola o sotto la cenere, di grano o di qualsiasi altra cosa.
Cereali inferiori, tritello, castagne, ceci, fave, fagioli, cicerchie, veccie e in caso di estrema necessità, ghiande, crusca e perfino segatura?.

Le origini della piadina
Le origini della piadina

Sembra che i nostri amici romagnoli si siano inventati il disco magico perchè non gradivano “la cugina polenta”, ma avevano comunque necessità di creare un cibo con ingredienti poveri che riempisse ila pancia dei contadini e delle classi meno abbienti.

Di solito preparata con farina di mais (il formentone), divenne sempre più diversificate grazie all’utilizzo di farina di frumento, e quelle dolci, impastate anche con zucchero e uova, di cui il Pascoli nazionale si narra ne fu un illustre consumatore 😊

La piadina vedrà il suo successo nel secondo dopoguerra, ed esattamente nel 1959 quando nacque vicino a Forlì la piadina di Loriana la prima impresa dedicata esclusivamente alla piadina.
L’ospitalità romagnola, i divertimenti che offre la costa e la piadina super economica e altrettanto gustosa, furono ingredienti fondamentali per il boom turistico della Romagna.

Anni 1970: la piadina a marchio Loriana
Anni 1970: la piadina a marchio Loriana

Da quel momento in tutta la Romagna sarà un fiorire di chioschi e imprese dedicate a questo alimento semplice, composto di acqua, farina, strutto e sale che vanta un giro d’affari di 130 milioni di euro ed è in continua ascesa.

E finalmente la piadina, riconosciuta come cibo IGP (indicazione geografica protetta), notizia che ci rende felici sia per la sensibilità nel riconoscere il cibo come parte fondamentale dell’identità di un paese, che per tutelarlo da eventuali tentativi di copie dal sapore improbabile sulla scia degli spaghetti alla bolognese.

La piada o piadina che dir si voglia è il cibo che identifica tutta la Romagna, dalla Rimini Felliniana alla Ravenna più artistica, ma considerato da sempre anche strumento di autonomia e lavoro delle donne della zona, le cosiddette“azdore”che si mettevano (e qualcuna resiste nella tradizione!) a prepararle fuori dalla porta di casa.

Azdore, non E’ una parolaccia! Se non hai un?idea del significato, clicca qui
Azdora romagnola
Azdora romagnola

Nell’IGP oggi troviamo quindi da un lato la piada tipica romagnola, più piccola e spessa (meno di 15 centimetri di diametro e dai 3 agli 8 millimetri di spessore), di solito prodotta artigianalmente dai chioschi e la piadina di Rimini più larga e sottile, con un diametro che può variare tra i 22 e i 35 centimetri e uno spessore massimo di 3 millimetri.

Vuoi metterti alla prova nella preparazione della piadina romagnola?

Qui la ricetta ufficiale con gli ingredienti del territorio ovviamente!

INGREDIENTI PER 5 PIADINE

PROCEDIMENTO

Con la farina si crea un piccolo cratere al cui interno si mette lo strutto. La piadina si impasta partendo dall’interno, portando la farina sullo strutto e si aggiungono gli altri ingredienti aiutandosi con un po’ di acqua tiepida.

Secondo i consigli delle azdore romagnole, il?movimento per un impasto perfetto parte dalla spalla e le gambe vanno tenute un po? flesse.?L?impasto si lavora per una decina di minuti e poi si divide per il numero di piadine da fare.

Ognuna si tira con il matterello fino a ottenere un disco di diametro fra 15 e 30 centimetri. Per cuocerla si consiglia una teglia tonda di terracotta. Si appoggia dall’alto verso il basso, la si fora con le punte della forchetta, si gira e si fora di nuovo. Il tutto per tre volte ed entro 5 minuti…
La prima che viene cotta, dicono le esperte, pazzerella!

Ehm..noi ci abbiamo provato, ma il risultato non è stato meraviglioso! 😅
Per questo abbiamo chiesto aiuto a Gianna dell’agriturismo Ca’ Ridolfi, un’esperta in materia!

Gianna di Ca' Ridolfi e la sua piadina
Gianna di Ca’ Ridolfi e la sua piadina
Se anche tu hai voglia di mettere le mani in un pezzo di tradizione culinaria romagnola, partecipa all’ESPERIENZA TOGOVAN con laboratorio di piadina

Ti aspettiamo, sei pronto a sporcarti?

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